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Vetam Arbëreshë Campera - Tradizioni
Tradizioni - Detti e proverbi PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Campera   
Martedì 10 Agosto 2010 10:45
Indice
Tradizioni
Detti e proverbi
Filastrocche
La volpe e il lupo
Burri e burin
Parabola: Gesù, gli apostoli e la pazienza.
Tutte le pagine

 

DETTI E PROVERBI          

  Delle tradizioni linguistiche di una qualsiasi comunità umana, fanno parte i proverbi, detti e filastrocche che sempre contengono la saggezza ed i trascorsi del popolo. Spesso in essi si può scorgere il suggerimento al comportamento e la guida alla vita  che ci viene indicato dai nostri avi: sebbene alcuni di questi, per il mutare dei tempi perdono di significato, altri sono invece sempre attuali e ben si adattano anche ai nostri tempi.  

La maggior parte di questi proverbi, mi sono stati insegnati dai mie genitori e, comunque, fanno parte del patrimonio comune  dei paesi albanofoni d'Italia.

            Di seguito sono riportati  alcuni  proverbi, detti e filastrocche in uso nella comunità arbëreshe (italo-albanese) di Maschito (PZ) .  Di seguito alla lingua originale in grassetto, tra virgolette in corsivo viene data la traduzione letterale dall’arbëreshe all’italiano. Tra parentesi, viene poi data una possibile massima intrinseca nel contenuto.  

1.              “kur tjetar nëng ke, ma një plaka veta fle.” 

“Quando altro non hai, con una vecchia vai a dormire”:  (è un’esortazione ad accontentarsi)

2.              “Kur nëng ke të bësh, bën fësh fësh.”

“Quando non si ha da fare, fai fësh fësh”: (fësh fësh: strofinio di gonne sott'inteso come atto sessuale)

3.              “kush nëng ka koc ka këmbë.” 

“Chi non ha testa ha gambe”: (chi manca d’intelligenza dovrebbe almeno essere capace di sottrarsi alle evenienze)  

4.               “Shtija gurin e fshehan doran”

“Tira la pietra  e nasconde la mano”: (quando si è vigliacchi e non si ha il coraggio di mantenere gli impegni assunti o la parola data)

5.               “Fjala më a mira isht atë çë nëng thuhat.” 

“La parola più buona è quella che non si dice”: (è un’esortazione a badare a ciò che si dice)

6.              “Moti i mirë dukat ndë manatan.” 

“Il buon tempo si vede al mattino”: (ciò che deve avvenire lo si può intuire da alcuni segni premonitori)

7.              “Kush fle ma qenin, ngrihat ma pleshtat.” 

“Chi dorme con il cane, si alza con le pulci”: (di chi si frequenta se ne può assumere i vizi)

8.              “ku hin dialli nëng hin mjedkun.” 

“Dove entra il sole non entra il medico”

9.               “Vajta të mirrja, e u prora të i jipja.” 

“Sono andato per prendere, e sono tornato che ho dato”: (di ciò che si vuol fare, è bene farsi prima i conti: in senso generico)

10.          “Thes i zmbrazt, nëng rri mbë këmb”

“Sacco vuoto, non sta in piedi”: (inteso che se l’uomo non mangia non si regge in piedi, ma se ne può trarre anche il significato più ampio di riempire di contenuti ciò che si fa)

11.          “Helq një e merr di”

“Tira una e prende due”: (detto delle ciliegie, se ne può trarre anche significato di cose che si incatenano inaspettatamente)

12.          “Pulan bën ven e gjelit  i dhemb bithan”

“La gallina fa l’uovo e al gallo fa male il culo”: (a volte si lamenta chi non ne avrebbe diritto)

13.          “Nga ferri del trendafilli”

“Dal rovo esce la rosa”: (anche da  qualcosa di “spinoso” può nascere una buona cosa)

14.          “Barku plot, këmba lot”

“Pancia piena, il piede balla”: (a pancia piena si ragiona meglio)

15.           “Gurë gurë bëhat mur”

“Pietra su pietra si fa il muro”: (con le piccole cose si fanno quelle grandi, basta iniziare)

16.          “Ma një fiq ze një miq”

“Con un fico prendi un amico”: (con una buona parola si può costruire un’amicizia)

17.          “Atë çë mbillan kuarran”

“Quello che semini mieti”: (chi semina bene raccoglie bene, chi semina tempesta…)

18.          “Kur zogji veta e vjen, o stisan o ka falen”

“Quando l’uccello va e viene, o costruisce o ha il nido”: (ogni movimento è significativo di qualcosa)

19.          “Kët bëshë ma bularatë e  jo ma më t’ligat.” 

“Devi fare con i nobili e non con i più cattivi”: (frequenta chi ti può insegnare qualcosa di buono e non chi ti può solo deturpare)

20.          “Buka më a ëmbal ishtë atë çë hahat ma djersë”

“Il pane più dolce è quello che si mangia con i sudori”: (con significato che ciò che si ottiene con fatica è più apprezzato)

21.          “Kush pati buk vdiq, kush pati zjarr rrojti”

“Chi ebbe pane morì, chi ebbe fuoco visse”

22.          “Kelmin vargat, lisi çahat”

“La canna si piega, l’albero si spezza”: (chi ha  intelligenza di adattarsi agli eventi li supera)  

23.          “kush pështin, lipin”

“Ki sputa, lecca”: (a chi sputa in cielo gli cade in faccia)  

24.          “Kush a shan, pas a ble”

“Chi disprezza, dopo compera”: (spesso si disprezza ciò che non si può avere o per abbassarne il prezzo)

25.          “Kur losat dëboran, shihat mutin”

“Allo sciogliersi della neve, si vede la merda”: (ciò che si nasconde, prima o poi si viene a sapere)

26.         "Kush ndan, ka më t'miren pjes"

"Chi fa le parti, ha la miglior parte"

27.         "Ku hin dielli, nëng hin mjedku"

"Dove entra il sole, non entra il medico"

28.         "I jep një glisht, e të mer gjithë doran"

"Gli dai un dito, e ti prende tutta la mano"

29.         "Hëngri sa më kish, e nan veta pë pargarì"

"Ha mangiato quanto più aveva, e adesso va per "pargarì" : (chi fa la "cicala" in tempo di abbondanza e poi chiede agli altri)

30.         "Gajdhuri a bian e gajdhuri a ha"

"L'asino lo porta e l'asino lo mangia": (si potrebbe dire di chi fa tutto da se)

31.        "Kur maça lëpihat, vjen ma thën sa bìa shi"

"Quando la gatta si lecca, vuol dire che pioverà" 

32.       "Kur bëha plak, a mer pak a pak"

"Quando ti fai vecchio, prendi le cose poco a poco" : (da vecchi si riflette sulle cose prima di agire)

33.       "Pran një vatar, jo më sa tre o katar"

"Vicino al focolare, non più di tre o quattro"  : (ogni cosa bisogna saperla adeguare in base alla disponibilità)

34.      "Tha kukëvazhja: zogu imi isht më i bukur"

"Disse la civetta: il mio pulcino è il più bello"  : (ognuno vanta il suo: come dicono a Napoli "ogni scarafun è bell a mamma soa)

 

ALCUNI DETTI

Di seguito sono riportate le trascrizioni di alcuni detti in uso nella comunità arbëreshe di Maschito.

 1.         “Mëma u a dua, u a dua, si ishtë ishtë,  ishtë pë mua”

“La mamma io la voglio, io la voglio, com’è è, è per me”: (è un verso di una canzone in uso in Maschito, detto così, vorrebbe dire “contento io contenti tutti”)  

2.          “Ishtë ma  bithan përdhe”

“È con il culo per terra”: (il senso è a tutti comprensibile)

3.          “Do hami, do pimi, do rrimi, e të shurbemi nëng do dimi”

“Vogliamo mangiare, vogliamo bere, e di lavorare non ne vogliamo sapere”: (è un pezzo della filastrocca n. 5 che, così estrapolato, vorrebbe essere la pretesa di voler tutto senza fatica)

4.          "Ves moj ves, ma tij dua të vëdes"

"Vizio oh vizio, con te voglio morire" : (tra gli arbëreshë, questo è un detto antico ma sempre attuale: si sa, fumare fa male - è scritto anche sulle confezioni di sigarette -, ognuno è però padrone del proprio destino)

5.          “Atë çë zian ta poça, a di vetam lugan”

“Ciò che bolle in pentola, lo sa solo il mestolo”: (il senso è comprensibile a tutti)

6.          "Bëni mir Çanës, sa mbaja se vëdisja e hëngra sa më kisha"

"Fate bene a Cianna, che credevo di morire e ho mangiato quanto più avevo": (Cianna, era un uomo benestante che, preso dall'idea di dover morire, diede fondo a tutte le sue sostanze, cadde così  in povertà ma non morì. Cianna fu poi costretto a chiedere l'emosina agli altri per vivere) 

 

ALCUNI DETTI SULLA VIGNA E SUL VINO

1.          “Shi se nëng të e preva fara u vreshtan”

“Guarda che la vigna non te l’ho tagliata mica io la vigna”: (si dice quando si vuol dire a qualcuno che non gli si è fatto nessuno sgarbo. Questo detto in voga al mio paese, risale al tempo del Kanun quando, per punire qualcuno che si era macchiato di gravi colpe, lo si bandiva dalla comunità  e si ordinava il taglio delle sue vigne.) 

2.          “Vreshta me shum pamna, bën pak rrush”

“La vigna con molte fogliei, fa poca uva”

3.          "Përpara a zu peronospëra, e pas i erdhi edhe breshri”

“Prima l’ha presa la peronospora, e dopo è anche arrivata la grandine”: (è una perifrasi sulla vigna per dire che tutti i mali sono capitati a chi lo dice.)

4.          “Gratë nëng pin veran, ndëmos, kur ven ta klisha i bian lesht”

"Le donne non bevono vino, altrimenti, quando vanno in chiesa gli cadono i capelli”: (non si sa se questo si diceva per spingere le donne a  un contegno superiore.)

5.         “Veran’a mir nëng të dehan”

“Il vino buono non ti ubriaca”

6.         “Burrat pin veran nga bucjeli ma kaniti”

“Gli uomini bevono dalla fiasca con la cannetta”

7.         “Më mir të pish ver t’ngroht, se ujt frishku”

“Meglio bere vino caldo, che l’acqua fresca”

8.         “Kur u bë uthull, nëng i vlen të i ndrosh butan”

“Quando si è fatto aceto, a che vale cambiargli la botte?”

9.         “Buta e vogla, bën veran’a mir”

“La botte piccola fa il vino buono”

10.       “Veran ta kënata e fiqët ta shporta, mbushan shpin”

“Il vino nella giara ed i fichi nella cesta, riempiono la casa”

 


Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Luglio 2012 22:36
 
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