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Vetam Arbëreshë Campera - Lingua
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Scritto da Tommaso Campera   
Venerdì 03 Settembre 2010 13:26
Indice
Lingua
Sull'esempio del De Saussure ...
Possiamo ritenere lo standard ...
Illiria Post
L'arbëreshe è inadatto ...?
Gaetano Petrotta ...
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Il dilemma linguistico arbëresh, la confusione generata dai falsi problemi su quale lingua insegnare e scrivere nelle comunità  albanofone d’Italia.

Elaborazione di Tommaso Campera.

 Dopo secoli di sola trasmissione orale, l’insegnamento della nostra lingua, lo stesso scriverla dovendosi adeguare ad un alfabeto comune, ha fatto nascere dei problemi e delle confusioni su quale lingua sia opportuno insegnare e scrivere.

  In queste generate confusioni, non sono però stati considerati alcuni madornali errori di fondo che sono:

  1.  il considerare l’albanese standard lingua madre delle forme abëreshe parlate nelle comunità d’Italia
  2.  il ritenere che le forme dell’arbëreshe siano dialetti dello standard d’Albania e il non comprendere che, nell’area linguistica albanofona, lo standard d’Albania, non è altro che una variante regionale
  3.  il ritenere lo standard d’Albania l’unica forma dell’albanese adatto per le relazioni  scientifiche
  4.  il sostenere che lo standard d’Albania sia più scevro da italianismi  delle forme arbëreshe 
  5.  il considerare l’arbëreshe inadatto ad una comunicazione intercomprensibile nel mondo  albanofono
  6.  la stessa supina accettazione dello standard albanese nell’areale linguistico arbëresh è un errore di fondo e, allo stesso tempo, appare essere, inadeguatezza verso la propria realtà storico linguistica.

         Non suffragati da dignità scientifica, la prima conseguenza di questi errori di fondo, è stata quella di far sentire i parlanti arbëreshë come incompetenti verso la loro stessa lingua, quella stessa lingua che da secoli è parlata dai propri padri nelle varie comunità italo-albanesi: anche dal punto di vista psicopedagogico, i suddetti errori, risultano deleteri per l’apprendimento della propria lingua storica di minoranza. 

          Ulteriori conseguenze della falsità dello standard albanese come lingua madre delle forme arbëreshe sono: il non rispetto dei diritti fondamentali dell’Uomo perché, là dove lo standard albanese fosse insegnato nelle scuole di area arbëreshe, equivarrebbe ad esercitare sugli alunni, violenza psicologica. Violenza psicologica dovuta al fatto che essi debbono modificare il loro “apparato fonico e auditivo”, per pronunziare suoni dello standard a loro non congeniali e per captare suoni inusuali ai loro orecchi. Pronunzie e suoni che sono estranei alla lingua arbëreshe. 

         Chi scrive il presente articolo, gli errori di cui ai punti 1, 2, 3, 4, 5 e 6 non intende  invalidarli con  proprie soluzioni: le contestazioni a  tali errori verranno invece fatte attraverso le relazioni di chi, per la loro neutralità e la scientificità dei loro studi, non può essere contestato. Per vagliare i punti presi in esame, si presenteranno dunque le relazioni di: Ferdinand De Saussure (“Corso di linguistica generale” – Laterza 2003); Merritt Ruhlen (“L’origine delle lingue” - Adelphi 2001). Si  presenteranno inoltre le relazioni della prof.ssa Ledi Shamku-Shkreli dell’Istituto di Linguistica e Letteratura di Tirana e del Prof. Italo Costante Fortino Docente di Lingua e Letteratura Albanese presso l’Università “L’Orientale” di Napoli.

  Punto 1°: lo standard albanese può definirsi lingua madre delle forme arbëreshe parlate nelle   comunità d’Italia? 

  Questa incongruità, stando alla scientificità dei loro studi, è contestata dal De Saussure  a pag. 265 del “Corso di linguistica generale” (Laterza 2003) e da Merritt Ruhlen a pag. 17 e a pagina 242 de  “L’origine delle lingue” (Adelphi 2001).

Nel Capitolo “La lingua più antica ed il suo prototipo” del volume “Corso di linguistica generale” del De Saussure, a pag. 265 si legge: “Per esempio, invece di parlare di germanico, non ci si faceva scrupolo di citare semplicemente il gotico, perché anteriore di parecchi secoli agli altri dialetti germanici; per usurpazione esso diventava il prototipo, la fonte degli altri dialetti.” La testimonianza più antica e meglio conosciuta del gotico, ci viene dalla traduzione della Bibbia gotica da un originale greco fatta nel IV sec. da Ulfila (forma gotica Wulfilas) vescovo di Costantinopoli.



Ultimo aggiornamento Domenica 10 Ottobre 2010 12:06
 
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