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Vetam Arbëreshë Campera - Curiosità Linguistiche
Curiosità Linguistiche PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Campera   
Lunedì 08 Novembre 2010 23:00

            Sotto il titolo "curiosità linguistiche", verranno riportate quelle voci della lingua che, per  assonanza, morfologia, semantica etc. siano accostabili alla nostra lingua.

            Già il titolo, "curiosità linguistiche", lascia intendere che, in questa pagina,  si tratteranno vocaboli della lingua che non possono trovare riscontri attraverso una comparazione definita scientifica: anche perché, singoli vocaboli presi isolatamente in una data lingua e comparati per la loro assonanza a caso  con altra lingua, non possonono avere alcun significato scentifico. 

            Dunque, parole di altre lingue che ci incuriosiscono per il suono simile, per la forma, per il significato. Sotto la voce "curiosità linguistiche" quindi, niente di scientifico che voglia provare etimologie sicure ma solo curiosi accostamenti per poter giocare con le parole così come p. es., si può fare con la seguente frase da me inventata in ottobre 2005.

            La stessa frase, è poi stata presa a prestito per  la partecipazione ad un premio di poesia:    

 “Pulcherrima rosa, appare Afrodite, specchiandosi nelle termopili, ci fa dono di un terso dì.”

             Giocando con la frase appena scritta in corsivo, ci si può dilettare a scoprire che le parole che la compongono, comparate con la nostra lingua, sorprendentemente, hanno forma e significato similare.

Giochiamo dunque.

- "Iknos" dal greco impronta: confronta con la  voce monosillabica ik che dall’arbëreshe con allargamento di campo semantico significa fuggi, scappa. Le due voci sopra citate, iknos del greco e ik dell'arbëreshe, presentando una radice con evidente assonanza comune,  vanno inoltre ad indicare, in entrambi i casi, una l'azione del piede esercitata sul terreno, l'altra l'atto che il piede compie nel fuggire, scappare. 

- "Bucolico"  (pastorale)  latino ‘bucŏlicu(m) dal greco boukòlikos aggettivo di boukòlos con semantica di ‘pastore’ : confronta la voce bùjk /bòjk che dall’arbëreshe con cambio semantico significano ‘contadino’, ‘agricoltore’  Le due voci sopra citate, presentando una radice con evidente assonanza comune,  vanno inoltre ad indicare, in entrambi i casi, delle attività tradizionali, quali pastorizia e agricoltura. 

  - "Ghana" (cfr. I DIALETTI ITALIANI UTET) voce in uso nel siciliano e nel sardo con il significato di ‘voglia’ (diffuso in Italia meridionale): confronta le voci dell’arbëreshe arcaico nge, ngen con significato di voglia, la voglia.  Proveniente da una voce prelatina e, a sua volta dal gotico, la voce ghana, con nge, ngen dell’arbëreshe arcaico, potrebbe rendere ipotizzabile l’accostamento per una comune origine dal teorizzato indoeuropeo. Per la voce nge che, erroneamente, con allargamento di campo semantico, diventa sinonimo di mot = tempo, cfr. i dizionari di Emanuele Giordano (edizione 2000) e di Angelo Leotti (edizione 1935).

- "Hunger" - "hungry" dall'inglese 'fame - affamato' :  in arbëresh abbiamo "hëngra" = 'mangiai';  "hëngtim" = 'mangiammo' .  

- "Door" - dall'inglese 'porta, uscio' :  in arbëresh abbiamo "dèrë" = 'porta, uscio' .

-  "Sicario" la parola italiana “sicàrio”, è una parola che significa ‘chi uccide o compie azioni malvage per mandato altrui’. IL DIZIONARIO DELLA LINGUA ITALIANA ZANICHELLI dice: “Sicàrio, dal latino “sicàrium”, ha origine da “sìca” pugnale con la lama ricurva e aguzza, proprio dei Traci antichi. Così come ci viene indicato dal DIZIONARIO ETIMOLOGICO ZANICHELLI, è ipotizzabile che il“sìca” dei Traci può trovare rispondenza nell'albanese “thikë, thika”  = 'pugnale', 'coltello' corta arma con lama e a punta.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Maggio 2011 00:01
 
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