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Vetam Arbëreshë Campera - Alfabeto
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Scritto da Tommaso Campera   
Venerdì 03 Settembre 2010 13:31
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Alfabeto
L'alfabeto: esempi fonetici
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PREMESSA ALL’ALFABETO ARBËRESH

L’alfabeto “proprio” della lingua albanese venne codificato nel 1908 a Monastir durante un convegno di letterati facenti parte di tutto il “mondo albanese”: dunque, anche con l’apporto di letterati arbëreshë. Presidente della Commissione fu Padre Giorgio Fishta ricordato, accanto all’arbëresh Gerolamo De Rada, tra i nomi più importanti della letteratura del “mondo albanese”.  Nonostante l’alfabeto - proprio della lingua albanese - venisse codificato solo nel 1908, in questa lingua si scriveva già da molti secoli prima, ne fanno fede:

a) il primo alfabeto di cui si abbia traccia, l’alfabeto “mesropiano”, che fu codificato nel secolo quinto dal linguista Mesrop Masdoty, monaco armeno (cfr. A. Straticò in LETTERATURA ALBANESE, Hoepli 1896); questo alfabeto, fu uno dei primi tentativi per codificare questa lingua universalmente riconosciuta come neoillira. 

b)  un manoscritto di 208 pagine,  datato 1210 riscoperto da Musa Ahmeti e custodito nei musei vaticani.

c) il “Messale” di Gjon Buzuku del 1555, e dopo tale data, un fiorire di opere letterarie e poetiche, delle quali sono piene le biblioteche di tutta l’Europa e per cui non è questo il contesto adatto per parlarne.

È comunque un errore credere che fino all’undicesimo secolo - epoca alla quale risale il ritrovamento dei primi manoscritti in lingua albanese - l’insieme dell’idioma “albanese” fosse solo di uso orale: le varie forme dell’“albanese”, sebbene con i caratteri di altri alfabeti, latino, greco,  arabo etc., hanno comunque avuto una forma scritta. L’uso di altri alfabeti per scrivere la propria lingua, va spiegato per l’identificazione con il contesto più ampio del quale quel territorio, di volta in volta, si trovava a doverne far parte. Si veda l’esempio - in epoca romana - dell’annessione dei territori illiri a provincia dell’impero: in quel contesto, ci fu una piena identificazione con l’impero romano, tanto che molti imperatori militari di Roma furono Illiri.

Altro esempio, è rappresentato, in epoca post skanderbeghiana, - sec. XIV-XVIII - dall’annessione dei territori del “mondo albanese” all’impero ottomano; in quel caso, molti letterati albanesi scrissero con i caratteri dell’alfabeto arabo: ad esempio, chi volesse leggere le opere di scrittori come,  Hasan Zyko Kamberi, dovrebbe prima imparare l’arabo. Parimenti, influenzati dalla religione di rito bizantino, gli arbëreshë, per necessità fonetiche, scrissero la propria lingua con i caratteri del greco; dovendosi inoltre confrontare con il contesto italiano nel quale, dal sec. XIV vivevano, scrissero anche con le insufficienti 21 lettere dell’alfabeto latino, quando invece, l’alfabeto arbëresh consta di ben 36 caratteri; anche  se, questi ultimi, non sono ancora bastanti alle esigenze fonetiche della lingua .

        Dunque, tutto ciò di cui gli italo-albanesi avevano bisogno  era un alfabeto per riuscire a scrivere la lingua in modo unitario. A differenza che per gli albanesi d’Albania, tra i quali l’evoluzione linguistica sopravvenuta in circa 5 secoli ha portato i due grandi dialetti ad una marcata differenziazione, tra gli arbëreshë, la lingua parlata, è sempre stata da secoli patrimonio sostanzialmente unitario e comune a tutti gli arbëreshë d’Italia. Tra gli albanesi d’Italia (gli arbëreshë) c’è sempre  stata una facile intercomprensione   

L’alfabeto attualmente usato, è composto da 36 lettere; queste, conservano sempre lo stesso suono, qualsiasi posizione esse occupino nella parola.

 Si è coscienti che, anche l’alfabeto ufficiale codificato in Monastir nel 1908, non è sufficiente al bisogno fonetico della lingua  arbëreshe e, in certi casi, come nelle comunità del crotonese, mal si adatta alle espressioni fonetiche del luogo: nei suoi studi, l'emerito Giuseppe Gangale *1898, +1978, ed in seguito, don Giovanni Giudice  ed Enrico Ferraro (quest'ultimo, collaboratore del Gangale),  misero in evidenza tutto ciò, manca per esempio, una lettera per scrivere il suono “Hj” in “hjè” = “ombra”; “a hjeshëma” =  graziosa; “hjedh” = “ventila”. Manca un segno “Gh” per scrivere il suono “LL” che, in alcuni casi, in Maschito e in alcuni altri paesi assume suono velarizzato/gutturale, p. es.: “mollë” = “mela” assume suono gutturale “moghë”; “vëllà” = “fratello” assume suono “vëghà”.

Nota: nella parlata di Maschito (PZ), in alcune posizioni, il segno “LL” p. es.: “ill” = “stella” dovrà essere letto “igh”, con suono velare/gutturale, così come: “llambarisan” = “splende” dovrà essere letto “ghambarisan”;   in modo molto empirico, è il suono che risulta quando ci si fa i gargarismi. 



Ultimo aggiornamento Domenica 26 Settembre 2010 00:42
 
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