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Vetam Arbëreshë Campera - Lingua
Lingua - 6 PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Campera   
Venerdì 03 Settembre 2010 14:26
Indice
Lingua
Sull'esempio del De Saussure ...
Possiamo ritenere lo standard ...
Illiria Post
L'arbëreshe è inadatto ...?
Gaetano Petrotta ...
Tutte le pagine

 Gaetano Petrotta Piana degli Albanesi (1882-1952) – volume: “Popolo Lingua e Letteratura Albanese”).

Albanologo di grande spessore, profondo conoscitore della lingua albanese, occupa un posto di rilievo tra gli studiosi che in modo scientifico e critico, hanno contribuito alla conoscenza della lingua “albanese”: capacità scientifica e critica che gli consentirono di mettere in luce l’ignoranza sull’albanese di studiosi che, come il Meyer, miravano a secondi fini. Si cita qui uno dei suoi più importanti lavori: “Popolo Lingua e Letteratura Albanese”.

Conoscitore della lingua e delle materie linguistiche, per le peculiarità morfologiche, fonetiche e della sintassi, conservatesi nelle forme più conservative d’Italia (come in quelle di tipo arcaico conservativo di Sicilia, del Vulture in Basilicata ed in alcuni centri della Calabria) il Petrotta vide facile e del tutto naturale lo sviluppo di una koinè linguistica  tra le forme arbëreshë d’Italia. Lo stesso materiale linguistico arbëresh che il Petrotta indica come “… più resistente al logoramento prodotto dall’evoluzione della lingua, la morfologia più sicura per la migliore conservazione delle desinenze sia nella declinazione che nella coniugazione inducono molti a preferire il dialetto tosko e meglio il tosko antico, conservatosi nelle colonie di Grecia e di Italia” è poi stato usato per la creazione dello standard. Il Petrotta, fu antesignano degli sviluppi linguistici che, nei decenni a venire dalla sua scomparsa, sarebbero avvenuti nella minoranza arbëreshe d’Italia: precursore dei tempi, egli anticipò quello che, dal punto di vista psicopedagogico e culturale, sarebbe stato più naturale, più facile, meno deleterio e snaturante per la stessa cultura arbëreshe.

A pag. 349 della sua Opera si legge:

“Secondo noi, le pubblicazioni puramente dialettali sarebbero da incoraggiare perché esse soltanto possono far conoscere ai cultori della lingua le varietà da cui si possano dedurre le forme per la lingua letteraria comune, la quale così solo potrebbe venire fuori completa e spoglia di idiotismi e di forme guaste proprie dei dialetti e dei subdialetti. E gli Albanesi  d’Italia farebbero opera benemerita per la scienza e per la nazione albanese, se, forniti della cultura latina, si mettessero a studiare la loro lingua di origine* avviandola a divenire una lingua letteraria degna di stare fra le varie lingue delle diverse nazioni europee. Certo sotto questo riguardo il dialetto tosko presenta delle qualità che lo farebbero preferire al dialetto ghego specialmente più lontano dal centro. La fonetica più resistente al logoramento prodotto dall’evoluzione della lingua, la morfologia più sicura per la migliore conservazione delle desinenze sia nella declinazione che nella coniugazione inducono molti a preferire il dialetto tosko e meglio il tosko antico, conservatosi nelle colonie di Grecia e di Italia, il quale è assai più vicino dell’odierno ghiego all’opera del Buzuku, come si può vedere ora che se ne conosce qualche brano e se si vuole anche del Budi e del Bogdano. *Si deve qui intendere, lingua conservante i tratti originari della lingua e non certo lo standard che all’epoca non esisteva ancora. 

In conclusione, questo lungo ma insufficiente excursus linguistico, non voleva, e non vuole essere una battaglia contro la lingua standard d’Albania, l’intento  di questa relazione,   è  il ridistribuire i giusti meriti ed i demeriti attribuendoli a chi essi spettano.

Si crede di aver dimostrato che, il valore attribuito allo standard ne esca notevolmente ridimensionato, per contro, l’arbëreshe, nelle sue forme, riacquista un poco della sua antica dignità.

 Coraggio dunque, senza farci intimidire da un improbabile standard, scriviamo la nostra lingua arbëreshe in tutte le sue forme, con tutti i termini italiani e greci, con gli inevitabili errori necessari a confrontarci per poi scrivere meglio, tutto questo fa parte dei nostri trascorsi storici e sociologici in un contesto che ormai ci appartiene da secoli. Quello che invece non ci appartiene, è l’evoluzione/involuzione linguistica rappresentata dallo standard avvenuta in contesti ai quali, noi Arbëreshë, non siamo stati partecipi! 

                                                                                                         Tommaso Campera

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P. S.: Chi fosse interessato a sapere se chi ha scritto la presente  relazione sappia infine parlare e scrivere l’arbëreshe, può consultare alcuni numeri di “KATUNDI YNË” e di “JETA ARBËRESHE”. Può inoltre consultare: I QUADERNI DI VATRA ARBËRESHE “POESIE INSOLITE” (raccolta di poesie di Tommaso Campera); “ANTOLOGÌA DELLE EDIZIONI ANNI DAL 2001 AL 2004” (antologia delle poesie vincitrici del Premio Skanderbeg); “ZE NJË PASTAN I RE” (Liriche di Tommaso Campera);  www.vatrarberesh.it – PENKOLEO (NASCE UNA NUOVA VIGNA). 

 



Ultimo aggiornamento Domenica 10 Ottobre 2010 13:06
 
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