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Vetam Arbëreshë Campera - Lingua
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Scritto da Tommaso Campera   
Venerdì 03 Settembre 2010 14:26
Indice
Lingua
Sull'esempio del De Saussure ...
Possiamo ritenere lo standard ...
Illiria Post
L'arbëreshe è inadatto ...?
Gaetano Petrotta ...
Tutte le pagine

 Sull’esempio fattoci dal De Saussure per il gotico:

a)             possiamo mai considerare l’artifizio dello standard d’Albania la cui codifica iniziata nel 1952, e conclusasi solo nel 1972, come lingua madre delle forme arcaiche arbëreshe parlate in Italia e degli altri dialetti dell’ “albanese”?

b)           una forma linguistica posteriore com’è lo standard d’Albania, può considerarsi lingua madre delle forme arcaiche come lo sono le forme parlate nelle comunità d’Italia che, per loro stessa definizione “arcaiche” sono anteriori di parecchi secoli allo standard d’Albania?

c)            non è forse esso, lo standard d’Albania - al pari del gotico nel confronto del germanico -, usurpatore di uno status che non gli spetta?

  •  Punto 2°: le forme dell’arbëreshe sono dialetti del novello standard d’Albania? 

Gia invalidata dal De Saussure al punto precedente, questa incongruità, viene contestata dagli studi di Merritt Ruhlen a pag. 17 e a pagina 242 de  “L’origine delle lingue” - Adelphi 2001.

Nel prologo “Il significato della ricerca” del volume “L’origine delle lingue” del Ruhlen, a pag. 17 si legge: “Il collasso dell’Impero, attorno al 500 d.C., fece sì che i dialetti regionali del latino, separati dalla fonte comune, si evolvessero nelle moderne lingue romanze. Secondo l’usuale metafora, il latino è detto lingua madre…”. Dello stesso autore, a pagina 242 del capitolo: “L’espansione indoeuropea” si legge: Delle numerose ramificazione riconosciute della famiglia indoeuropea – una dozzina circa – quasi la metà furono originariamente scoperte nei Balcani, sebbene molte (per esempio il frigio, il trace o l’illirico) si siano estinte, rimpiazzate in tempi storici da lingue del ramo slavo o romanzo e dall’ungherese. Solo il greco e l’albanese moderni continuano i rami di quella prima espansione.”

Dall’esempio di comparazione che ci viene da quanto detto dal Ruhlen per il latino:

a)            escludendo per ovvie ragione temporali lo standard d’Albania, che risulterebbe così solo una variante regionale, qual’é  la fonte comune delle varianti regionali dell’“albanese”? Dove dunque bisogna cercare il precursore delle varie forme regionali che, per comodità, sono definite “albanesi”? 

b)            se per ragioni temporali e di insensato artifizio escludiamo lo standard, con il quale, nel 1952, ex novo - non tenendo conto della realtà linguistica circostante, viene costruita una lingua artificiale (cfr. Ledi Shamku-Shkreli), ad esempio del latino e dei suoi dialetti regionali, non bisogna considerare tutte le forme linguistiche “albanesi” come dialetti di una lingua madre anteriore alla loro frammentazione?

c)            sull’esempio fattoci dal Ruhlen a pagina 242 del capitolo “L’espansione indoeuropea”: non bisognerebbe piuttosto riconoscere la probabile lingua madre delle varie forme del cosiddetto “albanese” nell’ipotizzato illiro o tracio-illiro che, per la vicinanza al ramo anatolico, avrebbe implicazioni anche con il frigio? Al proposito del frigio, cfr. anche Erodono Libro II 2.

 In breve, secondo quanto esposto dai linguisti citati, per poter dire che una lingua è il precursore, la lingua madre di altre varianti da essa derivanti, bisogna poter dimostrare che essa sia anteriore alle altre varianti regionali della stessa lingua, che essa sia attestata mediante documentazioni e che, di essa, si abbiano delle documentazioni letterarie: anche considerando improbabili documentazioni letterarie, considerare lo standard albanese lingua madre delle forme arbëreshe, risulterebbe una evidente un’usurpazione. Una chiara indicazione su ciò ci viene dato dal De Saussure con l’esempio fattoci a proposito del gotico nel confronto del germanico.

 Ora, lo standard d’Albania, nel confronto delle altre forme dell’albanese, non possiede nessuna delle caratteristiche necessarie affinché possa essere considerato lingua madre delle altre varianti regionali della famiglia linguistica albanese:

a)            lo standard non possiede attestazioni di antichità: se anche il suo processo fosse già iniziato dal 1916-1917 con la Commissione Letteraria di Scutari, la sua codifica  è iniziata nel 1952 e si è conclusa solo nel 1972 con il Congresso della Retta Scrittura, quindi, per ragioni temporali, lo standard è posteriore alle altre forme dell’“albanese” parlate in Italia che, per loro stessa definizione, sono dette arcaiche.

b)            lo standard, per ovvie ragioni temporali, come lingua è documentata solo a partire dalla sua codifica e dunque dal 1952: prima di ciò si avevano documentazioni delle varie forme regionali dell’“albanese”, il tosco, ghego, arbëreshe, kosovaro, arbëror etc. etc.

c)            le  opere letterarie in albanese standard, sempre per ragioni temporali, si possono avere solo a partire dalla sua codifica che, così come detto,  si è avuta dal 1952.

Numerose sono invece le opere letterarie scritte nelle varie forme regionali dell’“albanese”.

Tralasciando alcuni frammentari scritti precedenti, già a partire dal XVI sec. si hanno autori importanti per la documentazione della lingua “albanese”. Facendone alcuni esempi, questi sono: J. Buzuku, L. Matranga, P. Budi, F. Bardhi, P. Bogdano, G. N. Brancato, N. Chetta, G. Variboba, G. De Rada, G. Serembe, il Fishta, lo Schirò, il Dara, il Koliqi, il Ferrari e cento altri ancora che, tutti validissimi, in diverse epoche e nelle diverse forme della lingua ”albanese” hanno dato il loro contributo per la conoscenza della nostra lingua nella ricchezza delle sue espressioni. 

 Il De Saussure e il Ruhlen ci danno quindi dei chiari esempi di comparazione del perché, ritenere l’albanese standard lingua madre delle forme arcaiche parlate in Italia, sia da considerare un madornale errore di fondo degno solo di un anacronistico imperialismo linguistico e non compatibile con la tutela di un patrimonio linguistico ormai in declino qual’é l’arbëreshe.

Nonostante gli studi del De Saussure e del Ruhlen, qui solamente accennati, diano valide indicazioni di cosa siano lingua madre e varianti regionali, i nostri linguisti optano per lo standard albanese: opzione che comunque risulta semplicistica e rasenta la faciloneria.  



Ultimo aggiornamento Domenica 10 Ottobre 2010 13:06
 
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