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L'autoidentità albanese per spiegare il mito "padano" PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Campera   
Sabato 14 Aprile 2012 16:41

L'AUTOIDENTITA' ALBANESE PER SPIEGARE IL MITO "PADANO"
Tommaso Campera - cultore arbëresh

Prima di entrare in merito alla questione, devo premettere che, la stessa esistenza del partito politico Lega Nord è diretta conseguenza e responsabilità della cecità dei precedenti governi che non hanno saputo dare risposte alle domande dei governati: si vuole qui intendere, governi antecedenti alla stessa nascita della Lega Nord!
Per capire se l’esistenza di una reale, o metafisica “nazione padana” abbia fondamento, bisogna avvalersi dell’antropologo Fabio Martelli e della sua idea su ciò che da lui viene chiamata “autoidentità”.

Per creare un esempio utile a capire cos’è l’autoidentità, l’antropologo Fabio Martelli (cfr. Capire l’Albania – il Mulino 1998), nel descrivere i miti e le leggende che hanno concorso alla creazione dell’attuale nazione albanese, ne demolisce tutte le credenze della presupposta origine da progenitori illiri o tracio-illiri originari abitatori dei territori balcanici. Nello studio relativo alla identità degli albanesi, Fabio Martelli descrive il loro sentirsi popolo, esclusivamente basato sui miti e sulle leggende create a supporto di quella che lui chiama “autoidentità”: della reale identità degli albanesi il Martelli fa salva solamente la lingua che, seppure questa non sia prova che gli albanesi siano discendenti diretti degli illiri, ammette essere lingua originaria da un sostrato illiro o tracio-illiro.
Veniamo quindi alla “identità padana”. Ora, per quanto scritto al precedente paragrafo, occorre notare, se mai ce ne fosse bisogno, che per “l’autoidentità” delle genti cosiddette “padane” non concorre neppure il fattore linguistico: se non erro, la lingua parlata nel bacino del Po risulta essere la lingua italiana o dialetti romanzi che, a loro volta, sono derivanti dalla lingua latina. In relazione al mito di precedenti lingue celtiche, il piemontese Tavo Burat (al secolo Ottavio Buratti) grande poeta dialettale piemontese e appassionato studioso della realtà storica e linguistica del territorio, a suo malincuore, ha asserito “bisogna ammettere che, per quanto riguarda il fattore celtico, ed i relitti linguistici da essi derivanti, nel territorio continentale, Italia e Francia compresa, non rimane assolutamente più niente: i relitti del fattore celtico sopravvivono solo ancora nelle isole”. Con isole, il Burat intendeva Inghilterra ed isole circostanti.
Dunque, non esiste una nazione padana, e non esiste una etnia padana, se non per il fatto che, motivazioni egocentriche portano a credere in esse: partendo dal giudizio sul diverso (lo straniero), gli egoismi deleteri, nutrendosi del bieco interesse economico, può poi, in ultima analisi, sfociare nel giudizio sul proprio vicino e poi sul fratello in casa propria. La “bestia” dell’egoismo non riconosce che se stessa e, se affamata, si nutre anche del proprio fratello!
Sdrammatizzando un po’ la questione sulla “autoidentità”, un detto lucano dice: “Chi s’a vanda sul sul, no val mang nu fasul” = “chi si vanta da solo, non vale neanche un fagiolo”.
Ritornando alla serietà richiesta dall’attuale situazione politica, torno a ribadire che, la responsabilità della stessa esistenza del movimento politico Lega Nord, è da addebitare, così come già detto, alla cecità ed alla saccenza che i governi antecedenti alla sua nascita hanno avuto verso i governati.
Oltre i suddetti personali convincimenti, la “padania” esiste in quanto espressione egocentrica, interessi economici (i danè) e falsi miti creati ad arte, ad uso e consumo dell’anzidetta espressione egocentrica: i politici padani che concorrono alla creazione dei falsi miti di cui sopra, in quanto “classe colta”, dovrebbero rendersi conto che le loro creazioni metafisiche, dirette ad una fascia di popolazione con una mediocre preparazione culturale, possono, in quanto “autoidentificazione”, risultare pericolose!
Parlare oggi di etnia, in quanto gruppo sociale derivanti da comuni progenitori, risulterebbe mero dibattito fine a se stesso. Detto semplicemente, per le continue migrazioni di popoli succedutesi sin dall’alba dei tempi e per il continuo fondersi tra di loro di questi popoli, parlare di etnia o di razza, è semplicemente stupido! Ancora più semplicemente, rischieremmo di scoprire che siamo tutti dei “bastardi”.
È per questa impossibilità a stabilire una etnia intesa come purezza di discendenza da comuni antenati che oggi, la serietà dell’antropologa Marija Gimbutas (una tra le studiose più accreditate del campo) porta a privilegiare non l’antropologia “fisica”, ma bensì l’antropologia culturale: di ricerca antropologica, intesa come biologia genetica per stabilire una etnia, non si può parlare già dal remoto tempo degli indoeuropei – ceppo primigenio -, nemmeno loro erano un unico “gruppo antropologico” inteso come razza.
Bisogna dunque stare molto attenti alla politica che poggi la sua propaganda su basi etniche e di razza: ricordiamoci che la cosiddetta “razza pura” vantata dai tedeschi, già essa era composta da ben sette etnie. Quindi, quale razza, e quale etnia? A sostenere tutto ciò è l’antropologa Marija Gimbutas, una tra le studiose più accreditate del campo.
Se quindi alle rivendicazioni separatiste della Lega Nord togliamo le inconsistenti origini, l’inconsistente etnia, togliamo inoltre il mito del sacro Po, vediamo che, sì, si può parlare di "padania”, ma questa poggerebbe le sue basi sul niente! Una simile nazione, poggerebbe le sue fondamenta solamente su quattro soldi e sul proprio egoismo: pietre non sufficientemente solide per costruirci sopra una casa!

Tommaso Campera – cultore arbëresh

Ultimo aggiornamento Sabato 14 Aprile 2012 21:29
 
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