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Vetam Arbëreshë Campera - Etimologia
Etimologia - Pagina 3 PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Campera   
Venerdì 03 Settembre 2010 14:37
Indice
Etimologia
IL FRIGIO
IL GRECO ARCAICO
IL TRACICO (Lingua dei Traci)
L'ETRUSCO (la Tabula Cortonensis)
Tutte le pagine

IL GRECO ARCAICO E LA NOSTRA LINGUA

“ENNACRUNO”  dal greco antico = ‘nove fonti’

                        Sempre le storie di Erodoto ci fanno sapere che la nostra lingua odierna parlata tutti i giorni, contiene ed usa vocaboli che erano già in uso in tempi remoti ed in posti mitici, come mitici sono i Pelasgi che erano i primi abitatori autoctoni delle coste dell’Egeo e dello Ionio.  I Pelasgi essendo autoctoni, hanno subito le invasioni degli indoeuropei.

             ERODOTO  – Storie: libro VI, 137 - Erato

Erodoto e sue Storie, oltre che per la conoscenza  degli avvenimenti dell’epoca, sono anche utili   per la conoscenza geografica, per esempio: ci racconta di fiumi e paludi una volta esistenti nella Tessaglia che, già in epoca remota, furono deviati e prosciugate.

            Nel caso che a noi interessa, ci racconta di un monte dove abitavano i mitici Pelasgi e scrive: “I Pelasgi erano stati scacciati dall’Attica ad opera degli Ateniesi: se con ragione o meno, io non ho modo di poterlo affermare. Non posso che riferire ciò che si racconta, cio’è quello che dice Ecateo1, figlio di Egesandro, nelle sue storie, affermando che fu un’ingiustizia. Infatti, secondo lui, quando gli Ateniesi videro quel tratto di terra che avevano loro concesso di abitare alle falde dell’Imetto2 , come compenso per le mura che un tempo avevano costruito intorno all’acropoli e costatarono che quella zona era stata coltivata molto bene mentre prima era sterile e di nessun valore, furono presi dall’invidia e dal desiderio di riaverla: fu così che gli Ateniesi scacciarono i Pelasgi, senza poter addurre alcun altro motivo. Invece, secondo quanto dicono gli Ateniesi stessi, li avrebbero espulsi a buon diritto, poiché questi Pelasgi stabilitisi alle pendici dell’Imetto, movevano di là per commettere atti di spregio di tal fatta. Le figlie degli Ateniesi solevano recarsi sempre ad attingere acqua alla sorgente “Enneacruno”3 (a quel tempo, infatti, non esistevano ancora gli schiavi, né presso di loro, né presso gli altri Greci); e ogni volta che vi si recavano i Pelasgi le colmavano di insolenze e di scherni. Tuttavia non bastò ad essi commettere queste prodezze; ma alla fine furono còlti sul fatto mentre stavano macchinando un’insidia contro di loro. Gli Ateniesi, quindi, a sentir loro, si sarebbero comportati tanto più nobilmente dei Pelasgi, in quanto, mentre avrebbero potuto sterminarli, per averli colti proprio mentre tramavano ai loro danni, non avevano voluto, ma avevano loro semplicemente imposto di andarsene via dal paese”.

            Che, specialmente nell’albanese arcaico, ci fossero molti vocaboli in comune con il greco arcaico - tanto che a volte è difficile stabilire se siano più greci o più albanesi - era già noto, in questo caso, Erodoto ci da un indizio certo sul fatto che la nostra lingua era parlata nei balcani, precisamente a due passi da Atene  nel V sec. a.C.

            Dunque, da quando ci dice Erodoto, sul colle Imetto, nei pressi di Atene, c’era una  sorgente chiamata “Enneacruno” che significa “nove fonti” che fu così chiamata al tempo dei Pisistratidi. Il collegamento per una comparazione tra il nome “Enneacruno” e la nostra lingua è nella seconda parte del nome, in quanto il nome che è una contrazione  di due distinti voci “ennea = nove” e “cruno = fonti” la seconda parte del nome “cruno = fonti” confrontato con il nome arbëresh “krùa = sorgente”, nella radice e nella semantica  ci da lo stesso risultato di “sorgente, fonte”.


Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Maggio 2011 21:07
 
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